Akira Kurosawa: tra il pennello e l’obiettivo

Buongiorno a tutti!

Oggi vogliamo raccontarvi dell’incontro tra due mondi, la storia di un pittore diventato regista leggendario. Tra i lettori saranno in molti a riconosce il nome Akira Kurosawa, celebre regista, sceneggiatore e scrittore giapponese, scomparso nel 1998. I suoi lavori in ambito cinematografico, da molti considerati tra i più grandi esempi di cinematografia orientale, non necessitano certo di presentazioni ma non sono in molti a ricordare l’incredibile processo artistico che li ha portati alla luce.

Il rapporto di Kurosawa con l’arte inizia fin da piccolo quando, al posto di quella cinematografica, sognava la carriera del pittore. L’autore nipponico si dedicò a questa forma d’arte con tutto l’impegno e la dedizione che lo contraddistinsero, tanto da rifiutarsi di abbandonarla anche durante il cambio di carriera. In un ambiente altamente competitivo come quello del cinema giapponese, Kurosawa era preoccupato dall’idea che le sue idee potessero essere ignorate dai produttori, tanto da maturare una strategia che lo avrebbe distinto dai suoi colleghi: dipingere a mano l’interezza dei suoi storyboard.


Lo stile di Kurosawa si ispira sia alla cultura giapponese che a quella occidentale, in particolare ai grandi maestri quali Van Gogh, Cézanne e Chagall. Nei suoi lavori egli crea un ponte tra due universi artistici molto diversi, riuscendo a veicolare alla perfezione l’emozione della scena. Il regista utilizzò questo stesso stile per illustrare molte delle sue scene, partendo da due dei suoi più apprezzati capolavori: Ran e Kagemusha.


Intervistato durante gli ultimi anni della sua carriera, Kurosawa rivelo: “Quando ero ancora giovane e ancora uno studente d’arte, sognavo di pubblicare una collezione dei miei dipinti o di esibirli a Parigi. Questi sogni si sono realizzati inaspettatamente con la pubblicazione dei miei disegni per Kagemusha. La vita è veramente strana”.

L’ambizione di Akira Kurosawa è stata quindi più che soddisfatta: alla pari dei suoi film, i suoi storyboard hanno fatto il giro del mondo e vengono apprezzati allo stesso modo dagli appassionati, da Tokyo ad Istanbul a New York.

E voi cosa pensate di questo modo di fare cinema? Magari la prossima volta che guarderete “I Sette Samurai” lo farete sotto una luce diversa.

Di Stefano Martina
Sangiorgio Matteo
Severo Alessandro

Commenti

  1. Secondo me è un molto interessante di esprimere l'arte! Poi lui è un artista mozzafiato, 360°.

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  2. Adoro l'arte di Kurosawa! 😍

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