L'arte come veicolo politico: l'Arte Proibita

Resta difficile pensare all'arte come mezzo di propaganda oltre che a messaggio forte contro alcune tematiche di interesse mondiale.

Siamo abituati a vedere l'arte come mezzo di espressione contro grandi tematiche che caratterizzano i vari popoli del mondo, di certo però non siamo abituati a riflettere su quelle opere che hanno veicolato un certo tipo di credo politico. 

Uno degli argomenti più tabù è proprio l'arte usata come mezzo di propaganda e rappresentazione del Ventennio Fascista. Prenderemo in considerazione in questo articolo proprio un capitolo buio della nostra storia, sebbene non sia l'unico esempio di arte utilizzata come mezzo pubblicitario di un governo o di una frangia politica.

 

Durante il Ventennio, infatti, il fascismo ha fatto ampio utilizzo dell'arte grafica come mezzo di comunicazione e propaganda. È notevole, nonostante la cornice tragica di quegli anni, l'impatto che questa avanguardia dal punto di vista di marketing e comunicazione come la conosciamo oggi aveva sulle persone.
In questo periodo di forte analfabetizzazione la pubblicità era uno strumento con cui costruire una storia di eroismo e di valori (fascisti naturalmente), che distoglieva l'attenzione del popolo dalle vere criticità che si attraversavano in quegli anni. Ed è proprio in questo periodo storico che si crea uno dei più grandi storytelling "di altri tempi", una carrellata di immagini accattivanti e moderne, per esaltare l'operato della dittatura fascista.

 

Senza televisione o internet, l'arte visiva e la comunicazione dei manifesti era il mezzo più potente per arrivare alle persone che erano un pubblico piuttosto omogeneo dal punto di vista culturale. Questa comunicazione non era estesa solo alla vendita di prodotti, ma anche alla vita quotidiana e le attività di tutti i giorni. Le esortazioni della dittatura erano comunicate in manifesti e distribuiti nelle città, tutto faceva parte di un enorme processo di indottrinamento che iniziava nelle scuole e si insinuava anche nelle attività ricreative degli adulti. Questo messaggio però non appariva solo in manifesti, ma anche pittura e scultura, passando poi per il cinema. Tra i contributi ricordiamo il futurismo, arte veloce, moderna e proiettata al progresso.

 

Alcune opere, scampate alla censura e alla distruzione sistematica avvenuta dopo la caduta del regime, possono essere visionate in alcuni musei o ovviamente in diverse città, dove risiedono monumenti ed edifici costruiti in quel periodo.

 




Naturalmente in molti all'estero si chiedono come sia possibile che questa arte sia ancora visibile e questi monumenti siano ancora in piedi, ma è veramente giusto cancellare con un colpo di gomma un capitolo della nostra storia che rischierebbe di andare così dimenticata? 
Seppure fosse parte di un periodo tragico e cupo della nostra storia è giusto contestualizzarlo e continuare a ricordare, anche grazie a queste testimonianze in futuro le persone saranno in grado di riflettere e guardare al passato con occhio attento e critico.

L'arte è testimonianza ed è per questo che servono i musei.



Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/architettura-fascista-stile-che-supera-qualsiasi-ideologia-AE7wW8jC

http://www.magi900.com/le-collezioni/arte-del-ventennio/

https://www.romaslowtour.com/attivita/cicli-tematici/arte-fascista/


- Marta Andrea Zambianchi


Commenti

  1. Sono d'accordo con te, soprattutto con la frase "L'arte è testimonianza ed è per questo che servono i musei". Non bisogna dimenticare gli errori commessi, anche se possono recare un dolore interiore. Lo sbaglio più grande è, a parer mio, quello di dimenticare volontariamente chi siamo stati e far finta che non ci importi di come saremo in futuro. L'arte è la nostra testimonianza, e qualunque essa sia, è giusto che rimanga "viva".

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