Database: sterili banche dati o floridi musei?
Un database è una raccolta digitale di informazioni strutturata secondo criteri ben definiti, caratterizzata dalla sua elevata accessibilità: comoda, organizzata, facile e veloce da navigare. É la controparte virtuale e meno polverosa di una biblioteca.
Per quanto non
tutte le biblioteche siano degne di nota e non tutte possano far nascere in noi
un sentimento di ammirazione (e se non proprio di ammirazione, anche solo di
genuina curiosità) come potrebbe fare un museo, la somiglianza tra questi due
luoghi densi di cultura è innegabile. In tutto questo, dunque, le banche dati
che posizione occupano? Si può pensare di azzardare un paragone tra la natura
intangibile di una collezione virtuale di informazioni e due realtà concrete e
dalla forte componente storico-culturale?
Qualcuno
potrebbe avere da ridire proprio per la “asetticità” di un database che, per
quanto susciti tutt’ora una certa diffidenza quando si tratta di recuperare
materiale informativo, rimane comunque una fonte digitale pressoché infinita di
conoscenze di ogni genere (anche di tipo artistico e accademico), e perciò poco
si allontana dai due esempi visti poco fa.
In
quest’ultimo anno, poi, la differenza si è assottigliata ancora di più: dalle
visite virtuali organizzate dai musei alle biblioteche universitarie
consultabili online, la digitalizzazione della cultura si è rivelata
fondamentale per la sopravvivenza della stessa.
Ed è proprio
una storia di sopravvivenza di una fetta della cultura pop quella che ha come
protagonista MAME, il software tutto italiano creato da Nicola Salmoria nel
1997.
MAME, che
sta per Multiple Arcade Machine Emulator, tutt’ora supportato da aggiornamenti,
è nato con uno scopo: oltre a emulare coin-op e renderli accessibili a
nostalgici del genere e nuovi appassionati, è servito a documentare il
funzionamento di tali giochi arcade, preservandone la storia e prevenendo la
scomparsa di vecchie rarità che sarebbero finite dimenticate una volta che le
piattaforme originali su cui giravano avessero cessato di funzionare per motivi
di obsolescenza.
Così, al
pari di un antico reperto esposto in un museo o di un importante libro di
medicina essenziale per la completezza di una tesi di laurea, una vasta
collezione di vecchi giochi da cabinato, simbolo di un’epoca brillante e
dall’importante eredità per il mondo videoludico odierno, sono stati salvati ed
esposti in una “galleria” virtuale al sicuro dalle grinfie del tempo.


Articolo molto interessante, l'ambito informatico dovrebbe avere più spazio a mio avviso
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